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Vasto è un comune con 37.000 abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo.
La prima popolazione che abitò Vasto fu costituita, secondo la leggenda, da tribù provenienti dalla Dalmazia. Il primo nome, Histon, venne dato a Vasto da Diomede, il quale arrivò sul posto alla guida degli Illiri. Histon, infatti, ricordava il monte Histone di Corfù. Il greco "histon" tuttavia vuol dire anche "tela di lana", quindi più verosimilmente il nome deriva dalla dedizione alla lavorazione della lana delle popolazioni locali che in seguito all'arrivo dei greci e degli illiri allacciarono anche fiorenti commerci marittimi.
Verso il V secolo a.C. il sito fu occupato dai Frentani che potenziarono il primitivo approdo di Punta Penna. Le tante iscrizioni osche e i recenti rinvenimenti di anfore nel golfo di Vasto, testimoniano l'esistenza di traffici marittimi, nonché la grande importanza della città nel territorio frentano.
Un conquistatore franco, Aymone, eresse, sulle rovine dell'antica Histonium, un borgo fortificato, da lui chiamato Guast d'Aymone. Superata la dominazione sveva e il successivo periodo angioino, che lasciò delle tracce profonde nel lessico, Vasto venne dapprima fortificata dal capitano di ventura Giacomo Caldora (che vi fece edificare una cinta muraria di cui rimangono intatte attualmente 3 torri cilindriche e l'imponente mole del castello detto appunto "Caldoresco") e successivamente fu assegnata ai D'Avalos, di origine spagnola, che vi trasferirono il fasto della corte iberica e innalzarono uno splendido palazzo: il Palazzo D'Avalos.
Il Palazzo D'Avalos fu distrutto dai Turchi nel '500, ma subito ricostruito in forme rinascimentali, fu anche dimora di Vittoria Colonna. Al suo interno oggi si trovano il Museo Archeologico e la Pinacoteca.
La città, per la sua bellezza, per il suo patrimonio storico e culturale e per la sua enorme capacità di attirare e generare artisti, fu chiamata "Atene degli Abruzzi".
La città alta conserva molte testimonianze del suo passato; resti di ville Augustee e tracce di insediamenti medievali. Nei pressi di quella che fu, più tardi, la Chiesa di S.Pietro, si ergeva, in epoca romana, il Campidoglio.
In via Adriatica furono scoperte le Terme, con il bellissimo mosaico del "Nettuno", le quali stanno a dimostrare quanto abbondante fosse l'acqua a disposizione dei vastesi di ieri, i quali, nelle opere idrauliche, erano dei veri e propri maestri, basti pensare alle due enormi cisterne maggiori ancora intatti situati al capo meridionale della Loggia Amblingh, alle cisterne minori in via Laccetti e all'imponente acquedotto delle Luci di cui persistono purtroppo solo pochi resti. Sempre in via Adriatica sono osservabili i resti della antica porticus romana e del tempio della dea Cerere.
Ma è proprio una delle piazze più importanti della città, piazza Rossetti, ad aver conservato nella sua curiosa pianta ellissoidale chiara traccia dell'esistenza del principale monumento antico della città: l'anfiteatro, di cui rimangono visibili attualmente alcuni tratti. All'XI-XII secolo risale invece l'imponente chiesa di Santa Maria Maggiore nella quale sono conservati la Sacra Spina tratta dalla corona di Cristo, il corpo di San Cesario martire e alcune bellissime tele attribuite al Veronese ed alla scuola di Tiziano.
Al Seicento risale il Palazzo della Penna che domina la spianata omonima al riparo da occhi troppo indiscreti; quattro massicci bastioni con munitissime garitte dovevano servire a scoraggiare eventuali malintenzionati. Famosa la tavoletta di bronzo qui rinvenuta che reca in lingua osca i nomi di due censori frentani, con i resti di mura, templi, colonne, urne funerarie e monete.
Tra i palazzi più antichi e belli c'è in oltre la antica casa del generale di bordata Marinucci Costanzo situata lungo la costa, è dal 2000 sito protetto così come la villa "Villa degli Angeli" di un certo Lolli Matteo, risalente al '500.
Patrono della città San Michele, l'Angelo custode, invocato dai vastesi nei giorni grami della metà del XVII secolo quando terremoti e pestilenze decimavano popolazioni intere.
Vasto fu "città di grazia" cara al D'Annunzio e definita dallo storico Marchesani: non ultima tra le più vetuste d'Italia, tra le più favorite dalla natura, una città che non poche ragioni avrebbe ad essere di frequente menzionata.
Il comune rientra nel tratto di costa adriatica denominata Costa dei Trabocchi. I Comuni che ne fanno parte sono Francavilla al Mare, Ortona, San Vito Chetino, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Torino di Sangro, Casalbordino, Vasto e San Salvo. Tutti questi sono comuni sono nella provincia di Chieti (CH) in Abruzzo. Il nome trabocchi deriva dalla presenza dei caratteristici attrezzi per la pesca presenti lungo il litorale, delle costruzioni in legno costruite in corrispondenza di prominenze costiere, costituiti di una piattaforma protesa sul mare ancorata alla roccia da grossi tronchi di pino d'aleppo, dalla quale si allungano, sospesi a qualche metro dall'acqua, due (o più) lunghi bracci, detti antenne, che sostengono un'enorme rete a maglie strette detta trabocchetto.
Ricordiamo la festa di San Domenico che si svolge la prima domenica di maggio, ogni anno, in onore dell'omonimo santo; qui viene rievocata la leggenda con personaggi viventi, del bambino rapito dal lupo e miracolosamente riportato nella sua culla dallo stesso.
In concomitanza ed in questo stesso giorno si tiene anche la processione dei serpari.
N.B. Testi tratti dall'Enciclopedia Libera
Wikipedia.
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