Sant'Eusanio del Sangro è un comune di 2.461 abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo.
Il territorio di Sant'Eusanio del Sangro, che si estende per complessivi 23.96 Kmq, è compreso tra i comuni di Castel Frentano, Casoli, Guardiagrele e Lanciano.
A sud il confine è rappresentato dal corso del fiume Sangro, da cui la denominazione, che lo separa dai territori di Altino ed Atessa. L'altitudine media di circa 200 metri s.l.m., l'equidistanza dal mare Adriatico e dalle falde della Majella, la presenza del fiume Sangro, la cinta di colline che ne circonda il territorio e lo ripara soprattutto dai venti freddi invernali, rendono il clima particolarmente mite, anche se in pieno inverno le temperature possono scendere fino a pochi gradi sopra lo zero, soprattutto di notte.
Le origini del paese risultano incerte, ma la conformazione stessa dell'agglomerato urbano, raccolto nelle vicinanze di una chiesa di costruzione relativamente recente, esclude la presenza di tradizioni storiche rilevanti, tuttavia i Cronisti Lancianesi riferiscono che già nell'anno 165 d.C., nella località ove sorge ora Sant'Eusanio del Sangro, vi era un "conciliabolo" di nome Euxanum che aveva un posto assegnato nel campo delle fiere di Lanciano. Il nome più antico del paese, storicamente accertato, è senza dubbio Monteclo. L'attuale nome del paese compare per la prima volta in un diploma del 1176, riferito dall'Ughelio, dove si parla dei diritti dei vescovi teatini e si nomina non solo Monteclo, ma anche Sante'Eusanio cum Castello suo. Nel Catalogus Baronum del 1204 la località figura con il nome Sanctum Eusanium come feudo di due militi, posseduto dall'Abbazia di San Giovanni in Venere. E' questo sicuramente il primo periodo storico ben documentato. Durante la fase della colonizzazione monastica benedettina l'attuale territorio era suddiviso in tre feudi: Santa Colomba, Villa Sant'Eusanio e Lentesco o Buontalento, unificati tra il 1607 e il 1654, cioè dopo il 1606, anno in cui passarono in commenda alla Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri di Roma. I padri filippini ne tennero il possesso fino al 1793, data del sequestro della loro temporalità. Nel 1798 la Congregazione ottenne a titolo di enfiteusi il recupero dei beni dell'Abbazia dietro compenso di un canone di 2.200 ducati e li conservò fino al 1873, quando essi furono dichiarati di pubblico demanio. A questo punto le sorti di questo Comune si fusero con quelle più generali del nuovo Regno d'Italia.
N.B. Testi tratti dall'Enciclopedia Libera
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